Come fare saggio breve

Il saggio breve è un testo argomentativo basato sull’intento di "dimostrare" una determinata tesi

Saggio breve

- analizzare i documenti ed il materiale proposto, cercando dei collegamenti tra i vari testi;

- individuare i concetti principali che emergono dai testi e stendere una mappa sui vari punti di cui si vuole parlare nel saggio (indicando/sottolineando le citazioni a cui si farà riferimento per esporre la propria tesi);

- scrivere il saggio, argomentando e dimostrando con chiarezza la propria tesi e facendo attenzione alla connessione tra le parti;

- correggere il saggio (prestando attenzione ai contenuti generali alla forma e al lessico);

- individuare un titolo (che sintetizza il lavoro fatto).

Esempio di saggio breve sull’ amicizia (di ragazzo più grande di voi, il vostro avrà ovviamente un lessico e contenuti più semplici)
Notare come sono state fatte le citazioni: tra virgolette quando si cita un titolo o si riporta la frase o la parola precisa di un autore.

Come tutto ciò che pervade e anima la vita degli uomini, anche l’amicizia non poteva passare inosservata ad artisti, poeti, scrittori e filosofi di ogni tempo.
A noi che abbiamo studiato gli stilnovisti a scuola viene immediatamente in mente l’incipit dantesco dalle Rime "Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io" nel quale si esalta il valore vero dell’amicizia, quell’ amicizia fra artisti che noi riscontriamo nelle opere con altrettanto eccellenti risultati.
I rapporti tra amici sono qualcosa di assolutamente necessario per l’uomo, insiti nella sua stessa natura, votata alla socialità.
Qualunque gioia perderebbe valore, se non ci fosse possibile condividerla, e tanto più è necessario l’aiuto di un’altra persona nelle difficoltà, che rendono ancora più evidente quanto sia raro e importante dare e ricevere benevolenza.
Perfino Malpelo, pur non essendo affatto abituato a questo genere di sentimenti, non può esimersi dal provare una specie di rozza apprensione per la sorte di Ranocchio, prendendosi cura di lui e aiutandolo a guarire con i soli mezzi a lui a disposizione.
A prima vista, sembrerebbe che i rapporti d’amicizia, essendo appunto “legami” che ci vincolano agli altri ci rendano in qualche modo dipendenti, ovvero limitino la nostra libertà.
Per ragionare in merito a questa affermazione, bisogna innanzitutto chiarire che gli amici, se sono tali, non devono superare d’un passo il limite della libertà altrui, ma aspettare pazienti lungo il sottile confine: restare abbastanza vicini da poter essere d’aiuto, e abbastanza lontani da non diventare troppo invadenti.
Ma questa fondamentale regola dell’amicizia si scontra con un altro fattore di vitale importanza: il bisogno. Come mette bene in evidenza A. de Saint-Exupery, la differenza tra colui che è stato “addomesticato” da tutte le altre persone è appunto la necessità che si ha dell’amico; tra l’altro, è sempre il bisogno che distingue l’amicizia dalla carità, del generico voler bene.
E se il proprio bisogno non coincide con quello dell’altro? Anche il piccolo principe, con l’avanzare del racconto, si pone questo problema: sa bene che la sua strada non potrà correre per sempre parallela a quella della volpe. Però questa, da parte sua, non chiederebbe mai all’amico di interrompere il suo viaggio per rimanere con lei, perché un’amicizia, affinché non si trasformi in sfruttamento egoistico, dovrà essere sempre maggiore del bisogno personale. Allora non sarebbe stato meglio non aver mai creato quei legami da spezzare così dolorosamente? No, conclude poeticamente la volpe, perché qualcosa resterà: “il colore del grano”, che le ricorderà per sempre il suo piccolo principe dai capelli color oro. Questo anteporre i bisogni dell’amico ai propri in nome dell’affetto, è un punto sottolineato con forza anche ne “L’amico ritrovato”, in cui il protagonista giunge ad affermare che sarebbe stato disponibile persino a morire per Konradin quasi con gioia.
I rapporti di amicizia nascono e si fondano inoltre su un aspetto che pare quasi scontato ma è di certo basilare: la quotidiana convivenza, “quei giorni spesi a parlare di niente”, il navigare nello stesso “vasel”, “vivendo sempre in un talento”, come cantano due personaggi che si direbbero tanto distanti fra loro come Guccini e Dante. Infatti, forse ancor più che come somma di bisogno e affetto, l’amicizia può essere considerata come condivisione, volontà di mettere in comune qualcosa di sé, parlarsi e ascoltarsi per capirsi a vicenda
Tuttavia, come abbiamo osservato prima, non è sempre possibile stare insieme, la vita può condurre per strade diverse e allora l’amicizia può sopravvivere alla lontananza? Alcuni sostengono che il rapporto non si possa conservare se la separazione dura troppo a lungo. La distanza, infatti, non fa cessare l’amicizia in senso assoluto, ma soltanto il suo effettivo esercizio. Ma se l’assenza dura nel tempo fa dimenticare anche l’amicizia. Probabilmente possono avvenire entrambe le cose, dipende da quanto la traccia lasciata dall’amico sia profonda, e da quanto si è cambiati in quel periodo.
Per quanto possa essere analizzata da molteplici punti di vista, visto che ciascun autore ne sottolinea maggiormente determinati aspetti, tutti i testi concordano nel sostenere la centralità dell’amicizia nella vita dell’uomo, che non può essere vissuta con serenità senza l’affetto, l’aiuto, lo scambio d’idee, le semplici chiacchierate fatte con un amico sincero.

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